martedì, gennaio 16, 2007

CARNET 127 - Down in the shit

"Un'isola intera, una vera isola... ed è mia!"
Carne non si capacitava ancora di essere riuscito, anche se all'ultimo momento e anche se era l'unico acquirente, ad aggiudicarsi l'asta. D'ora in poi avrebbe dovuto rinunciare ai lussi di Londra e alle piacevolezze di Parigi ma in cambio si sarebbe sentito sicuro. Anche l'impegno di eliminare Pandemonium, per il quale Lady Cophetua gli aveva allungato un acconto di venti milioni di dollari, non era nè tra le priorità nè tra gli impegni di quel momento. Ora voleva sapere dove era arrivato e perchè, gli sembrava troppo semplice essere lì perchè sull'aereo da New York aveva letto due righe di un articolo. Gli stava venendo il sospetto che l'isola fosse qualsiasi cosa meno che un'isola. Ora che era lì doveva saperne di più. Senza sapere cosa stava succedendo sull'altra costa e senza avere la minima idea di chi fosse in realtà il suo fedele maggiordomo e di cosa stesse preparandosi Carne si incamminò sul terreno merdoso seguendo un piccolo ruscello le cui acque scorrevano insinuandosi nel suolo, fino a sparire del tutto precipitando in un pulo (Nde: una depressione carsica, una dolina di crollo, originata cioè dal collasso della volta di una grande cavità sotterranea). Carne osservò le pareti verticali del pulo, costituite da sterco del cretaceo, mentre verso il fondo della dolina le pareti erano ricoperte da spessi strati di materiale fecale apparentemente di epoca più recente (forse residui del soggiorno dei fricchettoni della fine degli anni '60) accumulatosi sia per i fenomeni di crollo e di distacco dalle pareti sia per il dilavamento dei terreni circostanti ad opera delle acque meteoriche.
"Un'isola di merda! Bell'affare." Era il suo destino.
Con grande fatica si calò nel pulo per una trentina di metri aggrappato a quanto di solido riusciva a trovare finchè, come un dilettante, le sue dita mollarono la presa. Precipitò rimbalzando sulle pareti che via via si facevano più scivolose finchè il diametro del pozzo si allargò improvvisamente. Il suolo era sotto di lui, a circa venti metri di distanza. Pensò che fosse finita, chiuse gli occhi in attesa dell'impatto che ineluttabilmente avvenne. Non il suolo ma una superficie budinosa lo aspettava, lo ricoprì, Carne, anche senza aprire gli occhi, capì subito che era finito in una lago di merda, continuò a sprofondare per inerzia finchè fu il momento, se voleva sopravvivere, di cambiare direzione. La viscosità del mezzo ostacolava la sua risalita ma dopo una ventina di minuti si trovò a galleggiare. Guardò verso l'alto. Una luce proveniva dal soffitto, dal punto da cui era caduto. Una piccola spiaggia bianca distava solo pochi metri. Carne la raggiunse.

Si stese per riposare e per riprendere fiato. La luce che proveniva dall'alto illuminò il suo giaciglio. Non era sabbia, era madreperla. Carne ne riconobbe l'origine: come ai giorni nostri la merda veniva trattata sui mercati mondiali e abbondanza o carenza potevano provocare crisi o scongiurarle (o viceversa) così in tempi non remoti lo stesso succedeva alle conchiglie, in particolare alle cipree***. A scuola gli avevano parlato del naufragio del brigantino Glendowra avvenuto nel 1873, che riversò lungo le coste del Suffolk ingenti quantitativi di cipree, un vero tesoro a quell'epoca, quando venivano utilizzate come moneta... Mentre osservava la perfezione e la rotondità di una ciprea l'aria si agitò, le molecole si riunirono e si rarefecero per poi riunirsi di nuovo, quasi a formare una forma umana, quasi familiare, che salì velocemente verso l'alto. Anche la scia di metano che lasciò nella sua rapida apparizione gli ricordò un puzzo familiare, che più volte aveva dovuto sopportare in una vecchia millecento, le scoregge del Commendator Breviglieri... tutti ricordi di un passato lontano. Ora era però meglio pensare al presente.

***
Un oggetto, per assumere il ruolo di moneta, deve poter soddisfare alcuni requisiti basilari: essere facilmente reperibile, avere dimensioni contenute e costanti, essere difficilmente contraffattibile, non alterarsi in seguito a ripetute manipolazioni e avere infine un impatto emozionale “positivo” verso chi lo usa. Le conchiglie in generale e le cipree in particolare posseggono indubbiamente tutti questi requisiti e non desta pertanto alcun stupore il fatto che nel mondo antico, come pure tra le popolazioni native che vivono al di fuori dei comuni cicli commerciali, le piccole, tonde cipree rappresentino in assoluto la materia prima più universalmente diffusa, dopo i metalli, per ottenere monete. Le principali zone di raccolta erano inizialmente l’Africa orientale, le Maldive, le Filippine e la Malesia. Dopo il 1800 gli inglesi ne prelevavano grandi quantità nelle Indie orientali, per poi usarle come moneta di scambio nelle regioni dell’Africa occidentale. In alcune regioni, come il Nord America e la Nuova Guinea, le conchiglie acquistavano valore come moneta solo dopo aver subito dei processi di elaborazione assimilabili in un certo senso al conio.

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