giovedì, gennaio 18, 2007

Carnet 130 - In the Yorkshit

Dal caminetto un tizzone schizzò sul Kashan Mohtasem, ma si spense subito. Quel tappeto era lì dal XIX secolo e aveva sfidato ben altro che lapilli incandescenti.
Grande Merda, seduto al piano, accennò svogliato alcune note della "Suite bergamasque" di Debussy. L'aria era intrisa di cinismo e perplessità.
Colui-il-Cui-Nome-non-può-Essere-Nominato, in demi-tight, era rientrato da poco. Sdraiato su un'aggrippina modernista dalla bizzarra forma a cigno, teneva in mano in mano una scatola di Khalisma Lukumia e guardava annoiato il soffitto succhiandosi le dita, tutte imbrattate di zucchero a velo.

La neve cadeva lenta.

"E cominciata la deriva dell'isola" disse Colui.
"Mmh." rispose l'altro, senza distogliere le mani dal pianoforte.
"La collisione dovrebbe esserci tra..."
Colui estrasse dal panciotto il suo Roskopf Chemin de fer. Un piccolo segno di understatement ci stava proprio bene.
"Tra un paio d'ore..."
"Se non trovano la porta ci sarà una carneficina" disse sorridendo Grande Merda.
"Già... Carne...ficina!"

Un'altra sonora risata.

(note per la traduzione inglese: tradurre "carneficina" con "Howler" e la battuta finale con "Yes, an... Ass...howler!")