mercoledì, gennaio 24, 2007

CARNET 147



Grande Merda si alzò dalla poltrona e aprì un piccolo cassetto di un grazioso sécretaire in bois de rose. Ne estrasse una vecchia foto. La guardò a lungo.
Fuori, tanto per cambiare, nevicava. Dentro, il caminio scoppiettava tranquillo.
Va sempre così, nello Yorkshire. Almeno in questa storia.
Andò in cucina, aprì il frigo, bevve un uovo. Tornò nel soggiorno.
Colui era sdraiato come al solito su un tappeto e tentava di costruire un castello di carte utilizzando però i bastoncini dell' I-ching, sperando di avere un responso.

Grande merda tornò a guardare la foto.

"Ripensamenti?" chiese Colui
"Al contrario! Fra qualche giorno sarà tutto finito. Carne sarà morto e Carnet erediterà il mio enorme patrimonio.
Caro, piccolo Carnet. Carnet della mia Carnet."
"Isa è d'accordo?"
"No, credo che sia andata a Shitland per salvare il salvabile. Tanto peggio per lei."
"Ma ha con se la spilla!" disse Colui, con una punta di sadismo.
"Le hai permesso di portare la spilla sull'isola?"
"Mmm, già". A Colui piaceva rovinare i progetti di Grande Merda.
"Sei veramente un... un... Non ci sono parole per definirti!"

L'uomo si lasciò andare ad una risata sincera e senza pudori:
"Non per niente mi chiamano Colui il cui Nome non può Essere Nominato!"

venerdì, dicembre 15, 2006

CDC 555

"Ho la Spilla", disse.

"Van Cleef è dei nostri, e sicuramente avrà fatto un bel lavoro" disse la Voce.
"Lo spero" disse Isa lasciando scivolare la spallina della camicia da notte. Sapeva che la Voce, allo spuntare del capezzolo, avrebbe distolto lo sguardo dalla spilla. Malgrado l'età Isa, pensando alla reazione che stava producendo, si stava eccitando e cominciò ad accarezzarsi non noncuranza, simulando un vezzo infantile.
"Cosa stai facendo, maiale?" disse una voce alle spalle di Voce.
"Maiale? - pensò Isa senza preoccuparsi di quello che stava facendo la Voce - Pandemonium si è rifatto vivo!"
Ora cominciava ad avere le idee più chiare. La broche avrebbe aiutato Pandemonium a identificare, e poi a raggiungere, Colui (colui il cui nome non può essere pronunciato) di cui solo lei conosceva l'identità, (l'uomo che, nonostante i sostegni ortopedici alle gambe - un regalo della polio che aveva avuto da piccolo - si muoveva con una dignità flessibile e verticale che sembrava più il retaggio di un'antica nobiltà che non il frutto di uno sforzo consapevole, Sir Leigh Teabing).

Ma lei non sapeva che Pandemonium era un birbante al soldo di due padroni. Il che significa, per noi che vediamo le cose con distacco: a) Grande Merda voleva saperne di più; b) Colui non si fidava di lei.

domenica, gennaio 21, 2007

CARNET 142

Colui stava ascoltando il coro di voci bianche nel Saint Nicolas di Benjamin Britten.
"Hai deciso di non fare niente, di aspettare anche questa volta!" C'era una sorta di critica nella frase di Grande Merda.
"Abbiamo già fatto abbastanza." rispose Colui, infastidito.
"Troppo, direi, ma non è il caso di litigare, auguriamoci solo che questa storia finisca presto anche se mi dispiace per Carne."
" Carne ha culo. Vedrai che ce la farà anche questa volta."
"Scommettiamo?"
"Non ora. Ci sono delle novità."
"Isa?" Grande aveva sentito l'inizio della telefonata.
"Isa. E' salita su un'isola e sta viaggiando verso sud est."
"Ha con sè la Spilla?"
"Sì."

CARNET 140 - The brooch

La prima delle tre Longships, Carne Bras, aveva raggiunto la velocità di crociera. Per raggiungere la sua meta ci sarebbero volute una decina di ore. La rotta era semplice, doveva passare esattamente al centro tra le punte estreme della Bretagna e della Normandia e poi procedere nella stessa direzione fino alle sabbie mobili di Mont Saint Michel. Questi erano gli ordini.

Isa di Culo aveva invece seguito i consigli di Colui:
"Non perdere tempo, raggiungi l'isola, montaci sopra e non fare nient'altro."
Isa non aveva chiesto spiegazioni e aveva ubbidito. Aveva raggiunto l'isola su una sicura pilotina danese, solitamente utilizzata come barca d'appoggio durante la Fastnet. La traversata sarebbe stata lunga, le comodità assenti e il clima troppo rigido per una signora ormai di una certa età. Cercò la protezione di cui aveva bisogno alla base di un colonnato di rocce basaltiche, si avvolse nella sua coperta di alpaca color avorio e cominciò a pensare. Non era la prima volta che affrontava un viaggio senza sapere cosa la stava aspettando, ma questa volta le novità cominciavano ad essere troppe e una insolita ansia la stava assalendo.
"Ho la Spilla" pensò e fu subito rassicurata.

mercoledì, gennaio 24, 2007

CARNET 148 - Re-death

Arrogante Pandemonium, determinato Carne, entrambi decisi a rispettare l'impegno con Lady Hinshelwood, il primo per vendicare la disfatta al Twitty Twister, il secondo per continuare a guadagnarsi la stima di Winnie, di Kate e di Isa. Non avrebbero indietreggiato di fronte al rischio.

Madame Shalikan si appartò per comunicare a Lady Hinshelwood che il momento era giunto.
"Fermali! - disse Cophetua - Carmen non è ancora arrivata, lo Shitmaker non ha ancora diffuso la notizia, le quote non sono state definite, i bookmakers non hanno ancora raccolto le scommesse... non mandiamo tutto a puttane! Fai quello che vuoi ma fermali."

C'era poco tempo. Scelse Gideon Spillet. Si avvicinò al giornalista, gli strappò il taccuino dalla mano sinistra, gli mise una mano tra le gambe e cominciò ad accarezzarlo dimenticando che questa volta non c'erano le informazioni del professor Jirolam Salajdarian ad aiutarla. Gideon non amava essere toccato ed era per questo che nell'altra mano teneva sempre pronto il revolver. Esplose un solo colpo, al cuore, e Madame Shalikan morì una seconda volta. Una tacita tregua fu il risultato.

"Brava, Shalli! Sei un vero genio" pensò Cophetua, utilizzando il presente sapendo che presto la Culomante si sarebbe rifatta viva, come peraltro era già successo dopo l'incendio di Camberwell Green, per almeno altre cinque volte, per un totale di sette, se le fosse capitato di trovarsi nuovamente in situazioni simili.

La prima a reagire all'imprevisto fu Lady di Culo.
"Vogliamo andarcene da questo posto di merda prima che io cominci a vomitare?" Se fossero usciti all'aperto il lampeggiare della Spilla non sarebbe stato notato da nessuno, avrebbe potuto essere scambiato per un riflesso del sole.

Carne guardò Pandemonium che rispose con un cenno che fu scambiato erroneamente per un assenso. La prima scarica partì non appena Carne ebbe girato le spalle ma non fece in tempo a raggiungere l'obiettivo: Pencroff, temendo per il piccolo Harbert, si lanciò per proteggerlo prendendosi il colpo in pieno petto.

venerdì, dicembre 15, 2006

CDC 553

Sola in camera sua Isa si mise più comoda. Una leggerissima camicia da notte in voile di seta birmana fattale su misura dalle Sorelle Spagnoli, con le spalline incrostate di piccoli rubini a testa rotonda, per non irritare la pelle serica e ancora tonica, e una semplice vestaglietta corta in cashmere color marroncino, recante le sue iniziali a ricamo in oro giallo, bianco e rosso. Ai piedi due pantofoline in tinta, tacco 7, ornate di pelo di antilope a formare un ciuffo intrigante. Uno spruzzo leggero di N°5...
Si avvicinò alla toilette direttorio e azionò un bottone nascosto. Lo specchio prese vita.
"Contatto. Contatto. Isa da posizione 12. Rapporto numero 7."
"Ti sentiamo e ti vediamo, vai avanti".
"Ho la Spilla", disse.

CDC 552

"Andiamo, mamma"
Carne raccolse le sue cose sul tavolino e lasciò il vecchio Daytona come mancia.
L'autista della limousine, una Rolls Royce carrozzata Park Ward del 1939, aprì le portiere e Crozzo si scagliò dentro sbavando sui sedili di cuoio Connolly.
"Bestiaccia! Cara, bella bestiaccina mia..."
"Non dovresti viziarlo così, Carne, è pur sempre un cane..."
"Lui è Crozzo, mamma."
"Dove stiamo andando?"
"Vedrai".
Col finestrino aperto Carne respirava l'aria tiepida della primavera parigina. Il leggerissimo ronfo del dodici cilindri faceva da sfondo ai suoni della vita della grande città. Le sospensioni a balestre rivestite di cuoio ingrassato filtravano le asperità del pavé.
"Siamo quasi arrivati, mamma"
Svoltarono in Rue de la Paix e la vettura si fermò davanti al numero 5.
"Aspettami un minuto, mammina".
Carne scese. Il suo passo era di nuovo elastico, dopo le cure nella beauty farm del Trianon Palace a Versailles. Il leggero gessato di Kilgour's, non troppo stiff ma senza concessioni alla Ozwald Boateng correggeva mirabilmente l'appiombo del fondoschiena, mutato dal frequente uso dell'intrusore.
Isa lo guardò entrare da Van Cleef & Arpels.
"Figlio mio, bambino mio..." sussurrò.

"Bonjour monsieur Di Culo, la vostra broche è pronta. La prego di seguirmi."
Il direttore fece strada e entrarono in uno di salottini riservati. Un attaché dispose sul velluto di colore neutro il cofanetto in pelle di culo di ornitorinco e lo aprì.
"Va bene, ora va bene" disse Carne con voce piatta. "Ecco lo chèque" aggiunse, strappando dal carnet un assegno profumato al patchouli, in bianco.

"Eccomi, mamma cara, ciao Crozzo, bello mio, a casa, Olivier!"
Nel pied-à-terre di avenue Foch Carne desiderava che le luci fossero sempre accese e che vi fosse sempre pronto qualche cosa per rifocillarsi. Ebbero un leggero spuntino a base di carni fredde, quaglie ripiene, un sapido chiaretto delle nuove tenute di Saint-Emilion e piccola pasticceria appena sfornata.

"Che cosa hai ritirato da Van Cleef, Carne?"
Gli occhi di Isa brillavano di curiosità femminile.
"Questo. E' per te, mamma"
Isa soppesò il pacchetto, come era solita fare nei camerini dei teatri di rivista, e lo giudicò buono.
"Aprilo, mamma"
"Carne! Carne, piccolo furfante!" gorgogliò lei .
"Carne mio, piccolo mio" continuò, arruffandogli i peli della profonda fossetta che gli segnava le guance. "Sapevo che sei un ragazzo generoso, ma..."
"...Ma tu sei la mia mamma. Mammina mia..."

Sul tavolino da centro Louis XVI rivestito in marocchino il cofanetto dischiuso emanava un caldo bagliore bruno. La spilla a forma di merda, cesellata in lega di spuma d'oro marrone pareva vivere di vita propria. Migliaia di piccolissimi topazi marroni, ciascuno incastonato a Serty Mystérieux formavano una meravigliosa superficie vellutata. L'elegante voluta e il capriccioso ricciolo terminale la facevano apparire come una vera merda.

"Non ho le parole per dirti grazie, figlio mio"
"Andiamo a dormire, adesso, tu sei stanca".

Carne andò alla finestra. L'Arc de Triomphe e in distanza Les Invalides e la tour Eiffel. Spense la luce, e la costellazione del Galuscio brillò per un attimo sul suo fermacravatta.

giovedì, dicembre 14, 2006

CDC 549

Col mento abbandonato sui pugni Carne osservava il passeggio dal suo tavolino ai Deux Magots. Boul'Mich sfavillava. Accanto a lui stava accovacciato Crozzo, l'alano di razza purissima. Il collare di Crozzo, tempestato di diamanti emanava bagliori che rimbalzavano sulla spilla fermacravatte di Carne. Il cane sbadigliò.
"Ancora due bourriches di Fines de Claire triplo zero per la mia bestia"
"Bien sûr, Monsieur!"
"E per me altro Krug, con una vaschetta di Petrossian".
"Naturellement, Monsieur"
Carne si era rotto il cazzo di fare una vita di merda nel giro di Caprakate, insieme con Breviglieri, con quel pirla di Colui, con Spengler Venkman e Statz, quei tre coglioni straccioni. Basta, con tutti i soldi che aveva. Aveva finto di essere a pezzi per non offenderli, e aveva fatto in modo che sua madre lo ospitasse per un po' a Parigi.
"Mamma" mormorò.
Isa Di Culo era ancora una bellissima donna. Il vestito da sera di Worth la fasciava mettendo in risalto le sue forme mature. Il décolleté ancora fresco era sottolineato da due semplici giri di topazi chiari, sfaccettati a cabochon e ripresi da un pavé delle stesse pietre sui due bracciali a fascia, che portava con grandissima disinvoltura. Estrasse dalla borsetta filigranata di platino il bocchino di lacca cinese e una Balkan Sobranie verde acqua.
"Fammi accendere, Carne" disse allungando al figlio il Dupont vintage incrostato di zaffiri pallidi e madreperla.